TOSCA di Puccini al Teatro Zandonai di Rovereto

Abbiamo visto il teatro Zandonai proprio dal palcoscenico, camminando tra cantanti, musicisti e tecnici che stavano preparando la prova generale di Tosca. Che emozione respirare l'entusiasmo di tanti giovani che hanno avuto il coraggio di affrontare piccole e grandi difficoltà per allestire uno spettacolo da veri professionisti! E che sfida proporre il 23 aprile, un giorno di vacanza, per un'uscita teatrale! Hanno partecipato una ventina di appassionati d'opera: le fedelissime Chiara e Giada della classe II ASU, la segretaria Patrizia, alcuni docenti e altri amici. Siamo stati ripagati della nostra determinazione, nonostante qualche problema organizzativo.

 

Klaus Broz, il musicista responsabile del Progetto Opera e dell'Associazione Euritmus di Rovereto, ci ha accolti con simpatia. Tullio Garbari, il direttore di scena, ci ha spiegato il suo ruolo e ci ha affidati al tecnico Guido, appassionato del suo lavoro, che - dice - "gli porta il mondo in teatro". Ci è stata brevemente illustrata la storia del teatro, inaugurato nel 1784 e recentemente restaurato e riaperto al pubblico, che dal 1920 porta il nome del musicista roveretano Riccardo Zandonai. Siamo passati dall'atrio ai vari ordini di palchi, fino al salone al terzo piano, adibito a bar, dove abbiamo apprezzato i due lampadari di Murano e un altro, coloratissimo, ancora con le candele. Mentre l'orchestra prendeva posizione nel "golfo mistico", in platea ci sono stati illustrati l'affresco del soffitto e il grande lampadario centrale, oltre al sipario e al "mantello di Arlecchino". Per salire sul palcoscenico siamo passati dietro le quinte, tra vari arredi e oggetti di scena, accanto alla postazione del direttore, in collegamento video, come tutti gli altri spazi del teatro, con il palco. Ci sono stati mostrati la graticcia, sopra il palco, e il tulle nero, di lato, e ce ne è stata spiegata la funzione: attraverso gli spazi vuoti del soffitto passano le corde per sistemare e sostenere scenari e luci, mentre la tenda serve per creare spazi visibili o bui a seconda della posizione delle fonti di illuminazione.

Abbiamo poi assistito, unico gruppo scolastico a godere di questo privilegio, alla prova generale dell'opera di Puccini Tosca, proposta all'italiana, cioè in forma di concerto, eccetto che nelle scene d'insieme, con presenza di coro in costume. Qualcuno di noi, curioso di vedere la rappresentazione in forma completa dell'opera, è tornato a teatro domenica 24 aprile per uno spettacolo di grande successo, degno di essere riproposto in qualsiasi tempio della musica. Calorosi sono stati gli applausi per l'Orchestra delle Alpi con il giovane direttore Lorenzo Tazzieri, per il Coro Lirico Trentino, per i cantanti Maria Simona Cianchi nel ruolo di Tosca, Alessandro Goldoni, che interpretava Cavaradossi, e Otar Nakashidze, il barone Scarpia. Bravi il regista Luigi Orfeo ed essenziale ma efficace la scenografia di Caterina Pinelli: un fondale scuro, una parete traforata, formava una croce nel primo atto, una finestra e una porta nel secondo, mentre nel terzo atto si intravedeva una grande ala dell'angelo di Castel S.Angelo a Roma. Suggestivi i giochi di luce: il rosso della passione e del sangue si alternava con il buio della notte e dell'odio, l'azzurro e il rosa dell'alba. Perché questi sono i sentimenti e i momenti salienti dell'opera, su libretto di Sardou, un dramma ambientato nella Roma del 1800 (si cita la battaglia di Marengo).

Tosca, bella e famosa cantante, ama, ricambiata, il pittore Mario Cavaradossi, che nella chiesa di S.Andrea della Valle sta dipingendo un quadro della Maddalena. Sopraggiunge Angelotti, un rivoluzionario fuggito dalle prigioni di Castel S.Angelo, aiutato dalla sorella, la marchesa Attavanti, che il pittore ha ritratto mentre pregava nella chiesa. Cavaradossi accompagna Angelotti nella sua casa di campagna, dove lo nasconde. In chiesa arriva il barone Scarpia, il capo della polizia, che nella cappella degli Attavanti scopre le tracce lasciate dal fuggitivo e un ventaglio della marchesa. Lo mostra a Tosca, facendole intendere che Cavaradossi l'ha tradita. Folle di gelosia, la protagonista pensa di sorprendere gli amanti e si dirige verso la casa che condivide con Mario, senza capire che Scarpia ha ordinato di seguirla. Le guardie arrestano Cavaradossi, ma non trovano Angelotti, nascosto nel pozzo del giardino. Scarpia convoca Tosca a Palazzo Farnese e fa in modo che senta le grida dell'amante mentre viene torturato. La donna non regge e, nonostante le raccomandazioni di Mario, rivela il nascondiglio del fuggitivo, che si uccide all'arrivo della polizia. Cavaradossi è condannato a morte e Scarpia, invaghito di Tosca e attratto ancor più da lei per l'odio che gli manifesta, promette di salvare Mario in cambio di un incontro d'amore. La donna acconsente e il barone finge di ordinare una fucilazione simulata del prigioniero e firma un salvacondotto per i due amanti. Infine Tosca impugna un coltello, uccide il perverso seduttore e raggiunge Cavaradossi in carcere. Dopo la struggente aria "E lucean le stelle" e un duetto in cui Tosca comunica esultante a Mario di aver ucciso Scarpia, si rivela l'ultimo inganno del malvagio barone: Cavaradossi viene realmente giustiziato e Tosca si getta dagli spalti del castello, suicidandosi.

 

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